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novembre 30, 2015

Come nasce una Learning Community per la formazione HR

Come nasce una Learning Community per la formazione HR

Nell’ultimo periodo passo buona parte del mio tempo a gestire delle learning community. Se è la prima volta che ne senti parlare, eccoti servita un po’ di spiegazione: le learning community sono formate da un gruppo di persone più o meno numeroso. Queste persone normalmente sono fra loro colleghi che partecipano a un percorso formativo comune; l’attività di formazione viene loro proposta dalla funzione Risorse Umane, che spesso affida a professionisti esterni l’erogazione della consulenza. I partecipanti del corso si ritrovano all’interno di un ambiente digitale disegnato appositamente per l’apprendimento. È fondamentale, però, che tutta l’esperienza di apprendimento digitale venga affidata a un professionista della comunicazione che sappia collaborare con il formatore, pianificare in maniera strategica, analizzare i dati, gestire commenti critici e alimentare le discussioni.

In questo post desidero condividere con te come si progetta una learning community e in che modo si concilia con altri strumenti di formazione, dato che questo lavoro è ancora relativamente poco conosciuto nel ricco amalgama delle professioni digitali.

Condivisione degli obiettivi

Non esiste attività di consulenza che non parta dagli obiettivi. Mentre nel digital marketing l’obiettivo è molto spesso collegato al lancio o alla vendita di prodotti e servizi, nelle attività di formazione gli obiettivi più frequenti sono questi:

  • L’apprendimento è l’obiettivo per eccellenza. Perché se i partecipanti si divertono, ma non imparano e non diventano più efficaci sul lavoro, noi non siamo serviti a niente e non siamo in grado di garantire al cliente un ritorno dell’investimento.
  • Il coinvolgimento delle persone, perché i nuovi modelli organizzativi impongono la valorizzazione della comunicazione bottom-up peer-to-peer. Spesso le learning community diventano persino occasione di conoscenza per colleghi che vivono in sedi diverse della stessa azienda, e che quindi non si conoscono fra loro.
  • La raccolta di contributi dal basso: le grandi organizzazioni chiedono sempre più spesso di far produrre del materiale ai partecipanti, per essere messe nella condizione di ascoltare le proprie persone cogliendo così obiettivi di miglioramento.

Il target

Chi si occupa di comunicazione interna deve sviluppare una forte sensibilità organizzativa e una capacità di comprendere fino in fondo le caratteristiche della popolazione che sarà protagonista della formazione.

Ecco alcune caratteristiche del target che possono influenzare completamente il design del percorso formativo:

  • L’età è la prima discriminante. Non soltanto perché spesso persone più avanti con gli anni non sono abituate agli strumenti digitali, ma soprattutto perché a un’età maggiore corrisponde una maggior esperienza e, spesso, una maggior anzianità organizzativa. Ti assicuro, però, che quando il formatore è bravo, quando l’attività di formazione è supportata bene dalla comunicazione, e quando le persone hanno voglia di mettersi in gioco, sono molto frequenti sorprese bellissime. Ho visto con questi occhi manager di banche fare cose che voi umani non potete neanche immaginare…
  • Il ruolo organizzativo. A un ruolo organizzativo più elevato si associa talvolta (ma non sempre) l’impressione di essere “già arrivati”. Il mega direttore fantozziano ti potrebbe accogliere dicendo “Faccio il manager da una vita, cos’altro vuoi insegnarmi?“.
  • Il clima aziendale. La formazione esperienziale ha la caratteristica di far emergere il pensiero delle persone, che a seconda del contesto organizzativo può essere più o meno critico nei confronti dell’azienda. Il ruolo del formatore è fondamentale per aiutare le persone nel debriefing e per gestire eventuali situazioni di criticità. Questo ovviamente ha un impatto anche sul ruolo del community manager, che dovrà saper gestire con sicurezza eventuali commenti negativi ed eventuali violazioni della netiquette dall’interno della community.

Progettazione dell’identità visiva e design del percorso di apprendimento

Se questa fosse la descrizione di un piano di marketing, queste due sarebbero rispettivamente le voci “branding e media mix”. I percorsi di apprendimento più efficaci a cui ho assistito sono quelli che hanno messo in campo un mix di strumenti analogici e digitali, seguendo così un approccio di comunicazione integrata.

Ecco alcuni degli strumenti di formazione e di comunicazione utilizzati più di frequente. Ti ricordo che questo elenco è stilato seguendo il punto di vista del comunicatore: probabilmente la lista del formatore sarebbe diversa.

  • Incontri di formazione in presenza: formazione tradizionale, workshop partecipativi (il format varia a seconda dei contenuti della formazione e della vastità della popolazione). Il responsabile di questa fase è il formatore che, se necessario, può avvalersi del supporto di un graphic designer per la produzione dei materiali d’aula, in modo che siano coerenti con l’identità visiva del percorso formativo.
  • Strumenti di comunicazione analogici: allestimento dello spazio che ospiterà la formazione, sketchnotes, oggetti, cartoline di benvenuto… I responsabili di questi strumenti sono sia il formatore, sia il comunicatore, a seconda della loro finalità di utilizzo.
  • Strumenti di comunicazione digitali: newsletter (pre-work e post-aula); piattaforma per l’apprendimento (pre-work, in aula, post-aula); video, immagini, e-book… In questo caso il comunicatore lavora in  autonomia, condividendo i contenuti con il formatore per assicurarsi che siano corretti.

Pianificazione del calendario editoriale

Come in qualunque forma di comunicazione digitale, anche una learning community ha bisogno di un calendario editoriale. Un buon calendario editoriale deve contenere un mix di elementi:

  • Contenuti volti all’apprendimento (video, infografiche, letture, schemi, quiz…). La grande maggioranza dei post appartengono a questa categoria, perché l’obiettivo di una learning community è proprio la formazione. I contenuti di formazione normalmente vengono rielaborati attraverso un linguaggio più coinvolgente e più adeguato al mezzo conversazionale.
  • Contenuti volti al coinvolgimento (richiesta di feedback, ringraziamenti ai partecipanti più attivi, newsletter a cadenza regolare…): senza il coinvolgimento delle persone, una learning community diventa nel migliore dei casi una piattaforma di e-learning. Nel peggiore dei casi, diventa una piattaforma fantasma.

Misurazione

Misura i dati, ripianifica la strategia (metti la cera, togli la cera…). Non riesco nemmeno a concepire il mio lavoro senza le analytics. Gestire un progetto online senza analizzare i dati è come andare nel cuore del deserto senza bussola.

I KPI con cui si misura l’efficacia di una learning community variano a seconda degli obiettivi, ma ce ne sono alcuni che ricorrono piuttosto spesso. Ho dedicato un intero post a questo tema: perché non vai a dare un’occhiata?

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Roberta Migliori

Ciao! Sono Roberta Migliori, consulente di comunicazione e social media specialist in Wingage, società del gruppo GSO Company. Mi occupo principalmente di comunicazione interna e di formazione. Mi piace studiare (forse non sono normale), mangiare la pizza, e PERSINO lavorare.

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