RobertaMigliori.it | Comunicazione Interna e Web Marketing

Ciao, sono Roberta Migliori e questo è il mio blog sulla Comunicazione Interna e sul Marketing Digitale. Mettiti comodo, ti offro un caffè!


Benvenuto! Mi chiamo Roberta e sono una giovane e felice consulente di comunicazione social media specialist. Grazie per essere passato a farmi visita sul mio sito! Se ti va di sapere chi sono e come sono fatta, puoi visitare questa pagina.
Da quando sono nata ho continuato a marciare, senza fermarmi mai. Se sei curioso di sapere come sono arrivata fino a qui e cos'ho combinato fino adesso, perché non scarichi il mio CV?

In fondo al curriculum troverai un regalino per te.

Ora che mi sono presentata, che ne dici di fare due chiacchiere e di raccontarmi cosa posso fare per te? Seguimi, ti mostro come contattarmi.
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09/07/15 Digital marketing Commenta per primo! #

Tutto quello che devi sapere prima di aprire un blog

Tutto quello che devi sapere prima di aprire un blog

Il mio blog è giovanissimo. Ieri ha compiuto appena due mesi. Ricorderò sempre il momento in cui ho condiviso il mio primo post: sentivo l’adrenalina salire e provavo stati d’animo contrastanti. Mi trovavo divisa fra pensieri entusiasti e pensieri disastrosi. Da mesi puntavo sul networking e mi ero creata una rete qualificata di contatti: sapevo perfettamente che avrei dovuto fare bella figura subito, e che molti dei miei futuri lettori già si trovavano nella mia lista di amici su Facebook.

Per oltre un anno avevo rimandato l’apertura del mio blog per un unico timore: “Non ho abbastanza esperienza”.

Era il mio terrore. Avevo paura di scrivere cose banali e di non avere l’autorevolezza per espormi di fronte a un pubblico di esperti. Aspettare un anno è stata una scelta necessaria per consolidare il mio background e rafforzare la mia formazione.

Dopo appena due mesi di blogging ho vissuto in prima persona cose che ho sempre letto sui libri o sentito dire durante i corsi. Cose che oggi voglio condividere con te. Con te che stai per aprire il tuo blog. Con te che sei indeciso e che ti chiedi “chi me lo fa fare?”.

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03/07/15 Digital marketing Commenta per primo! # ,

Come scegliere immagini meravigliose per il tuo blog

Come scegliere immagini meravigliose per il tuo blog

Bene, hai aperto un blog e ce la stai mettendo tutta per diffonderlo e per trovare nuovi lettori. Eppure non capisci come mai le persone non cliccano sui tuoi articoli quando li condividi sui social media. Certo, i problemi potrebbero essere diversi: magari non hai ancora una rete di contatti qualificata, forse puoi migliorare le tue headline, o forse puoi lavorare un po’ di più sui tuoi contenuti. Ma se sei sicuro della tua strategia e del tuo piano editoriale, forse c’è un elemento che stai sottovalutando: le immagini.

Il visual storytelling è l’arte di creare una cornice narrativa tramite la stimolazione della vista. Chiunque, pur non essendo un grafico, può imparare con un po’ di impegno e qualche consiglio a trasformare radicalmente l’impatto del proprio blog. I consigli che ti darò valgono per qualunque tipo di contenuto visivo: una presentazione, un invito, un’immagine per i social.

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26/06/15 Comunicazione interna Commenta per primo!

Cultura digitale: come la tecnologia ti rivoluziona l’azienda

Cultura digitale: come la tecnologia ti rivoluziona l’azienda

Certi fenomeni si capiscono meglio osservandoli da vicino. Frequentare sempre di più il mondo delle imprese mi permette di toccare con mano quanto il digitale stia cambiando giorno dopo giorno il nostro modo di lavorare. No, non ti sto parlando di tecnologia, ma di una rivoluzione culturale.

I social hanno spostato l’attenzione dal prodotto alle persone: questa è una rivoluzione culturale.

Sui social media chiunque ha diritto di parola: questa è una rivoluzione culturale.

Sul web l’utente ha fra le mani il potere di consacrare (o distruggere) la reputazione di un’azienda: questa è un’enorme rivoluzione culturale.

Il cambiamento nella comunicazione esterna è stato relativamente rapido: dall’oggi al domani molte aziende hanno ampliato il proprio media mix e hanno aperto dei canali social. Alcune di queste l’hanno fatto bene, altre l’hanno fatto meno bene, ma ora non voglio focalizzarmi su questo. Preferisco parlare con te del fatto che questa rivoluzione inizia a insinuarsi sempre di più anche all’interno delle grandi organizzazioni.

Nelle aziende, piano piano, si stanno facendo strada alcuni principi cardine della cultura digitale.

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18/06/15 Comunicazione interna Commenta per primo! #

Formazione in azienda: 3 buoni motivi per usare lo storytelling

Formazione in azienda: 3 buoni motivi per usare lo storytelling

Lasciamelo dire per la cinquecentesima volta: amo il mio lavoro. La comunicazione mi permette di riscoprire tante passioni che ho sempre avuto, sin da quando ero bambina. Da piccola, per esempio, amavo moltissimo raccontare e leggere storie. Gli esercizi narrativi mi tenevano occupata per ore: inventavo un titolo e poi raccontavo una storia. Guardavo un oggetto, un’onda, un filo d’erba e nella mia mente si aprivano scenari fantastici, popolati di coraggiosi eroi e magiche eroine.

Quando, 20 anni dopo, ho cominciato a lavorare nel campo della comunicazione, mi sono trovata di fronte a uno scenario ideale: lo storytelling è la moda del momento. E non lo dico affatto in modo critico o negativo: le competenze narrative sono importanti ai tempi della comunicazione digitale, così calda e personale.

Vivendo attivamente la rete tutti i giorni, mi sono accorta che il tema dello storytelling viene affrontato dalla maggior parte dei miei amici blogger secondo alcuni principali punti di vista:

  • Il visual storytelling. Un tema che mi appassiona sempre di più. Hai presente quando si dice che “un’immagine vale più di mille parole”? Chi fa visual storytelling lo sa bene, e utilizza le immagini per costruire significati e per raccontare valori.
  • Lo storytelling personale. La capacità di raccontare se stessi, la propria attività e la propria vita è sempre più importante per chi decide di fare personal branding.
  • Il corporate storytelling, per dare un volto all’azienda e per comunicare in modo più intimo ed emozionale con il proprio pubblico. Brunello Cucinelli, per esempio, è un imprenditore che ha deciso di adottare quest’approccio per la comunicazione istituzionale della propria azienda.

Sebbene tutte queste declinazioni dello storytelling siano importanti, mi sembra che ne manchi una fondamentale: lo storytelling per imparare.

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11/06/15 Cultura digitale Commenta per primo! #

Diciamo BASTA ai Jerry Polemica sui social

Diciamo BASTA ai Jerry Polemica sui social

Oggi scrivo un articolo polemico rivolto a chi fa polemica. Dirai tu “Cara mia, ti sei proprio fumata il cervello”, e forse hai pure ragione. Ma oggi va così, sono un po’ contraddittoria. Sì, perché nella giornata di oggi i miei amici blogger si stanno esprimendo sull’ultima affermazione di Umberto Eco:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.”

Queste parole, per i primi istanti, fanno male: ho sentito un cubetto di ghiaccio correre lungo la schiena. Eppure Umberto Eco un imbecille non è, e se ha detto quel che ha detto avrà avuto i suoi buoni motivi.

Passati i dieci secondi d’indignazione, mi sono messa a pensare. E mi sono accorta che, sui social media, c’è una categoria di persone che mi fa dannatamente vergognare. Che mi fa persino un po’ tristezza. Una categoria che reputo tremendamente dannosa per i professionisti del mio settore. Oggi dedico questo post a loro: lo dedico ai polemici che deridono i newbie sui social.

Molto spesso capita che, in modo molto ingenuo, alcune persone utilizzino i gruppi Facebook per chiedere consigli sulle più svariate attività che riguardano il web: SEO, social media management, grafica, insomma di tutto. Queste persone, spesso, sono alle prime armi, e – devo ammetterlo – talvolta chiedono una consulenza spacciandola per un consiglio. Ma la maggior parte delle volte lo fanno in buona fede, magari senza nemmeno rendersene conto.

In questi casi, dirai tu, le opzioni sono due:

  • Tacere (e tante volte male non fa).
  • Interpretare la richiesta d’aiuto come un’opportunità e farsi avanti. Quella persona sta esprimendo un bisogno: per ogni bisogno c’è una competenza da vendere. Di fronte a una semplice richiesta potrebbe aprirsi la possibilità di offrire un corso di formazione o una consulenza più completa, o, in altri casi, semplicemente di farsi riconoscere come professionisti competenti.

Sì lo so, anch’io oscillo sempre fra queste due strade. Cerco di capire che genere di persona ho di fronte, se nella domanda c’è ingenuità o se c’è malizia, e decido cosa fare. In ogni caso, o sto zitta (e torno a mandare poke su Facebook), o rispondo in modo garbato.

E qui arriva il teatro dell’assurdo

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04/06/15 Digital marketing Commenta per primo! #

Vuoi diventare un social influencer? Sii generoso

Vuoi diventare un social influencer? Sii generoso

Il titolo di questo post è pazzesco. Se vuoi diventare influencer, saranno gli altri a dover condividere i tuoi post. Saranno loro a doverti adorare, seguire, cercare, ritwittare e osservare sotto un’abbagliante luce di autorevolezza. Devi stare su un piedistallo. Devi stare sopra a tutti, essere più bello, più luminoso, più importante. Giusto?

NO, col cavolo. O meglio, se non sei Seth Godin (o Giovanni Rana) non funziona così.

Ora che ho catturato la tua attenzione, torno a fare la persona seria. Di recente mi sono dedicata alla lettura di Afferma la tua identità con il Net Branding, il secondo libro di Riccardo Scandellari sul tema dello sviluppo della propria immagine in rete. Immergendomi nelle 176 pagine del libro, mi si è accesa una lampadina: essere popolare non significa necessariamente essere influente. Avere un fan base numerosa e una grande visibilità, forse, non è tutto: certo, se ci accontentiamo dei grandi numeri (che, secondo me, spesso sono vanity metrics) magari torniamo a casa con il petto gonfio d’orgoglio, ma non è detto che questi numeri bastino a portarci dei risultati a lungo termine. Non è detto che i numeri ci rendano autorevoli e ben voluti.

E allora qual è la differenza? Come nasce un influencer?

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26/05/15 Comunicazione interna Commenta per primo! # ,

Little Red Book: come Facebook comunica ai dipendenti

Little Red Book: come Facebook comunica ai dipendenti

Trovare esempi di comunicazione interna è molto più difficile di quel che si possa pensare: per questo non mi faccio scappare l’occasione per parlarti del Facebook Little Red Book, un progetto di comunicazione interna avviato dal più grande social network del mondo. Mica pizza e fichi.

Facebook è un’azienda enorme, composta da migliaia e migliaia di dipendenti. Assicurarsi che più di 9.000 persone marcino nella stessa direzione e che condividano gli stessi valori è tutt’altro che semplice. Qualche giorno fa mi sono imbattuta nel sito di Ben Barry: Ben è un designer che si è inventato il Facebook Analog Research Lab, un laboratorio creativo rigorosamente analogico situato nel cuore della rivoluzione digitale. Ben nel 2012 si rese conto di quanto l’azienda stesse crescendo: era necessario un modo semplice e immediato per allineare i nuovi dipendenti alla filosofia di Facebook, garantendo la continuità nel tempo (e l’uniformità nello spazio) dell’identità aziendale.

Ben scrive:

As the company of Facebook grew, we faced a lot of challenges. One of them was explaining our company’s mission, history, and culture to new employees. Over the years, a lot of formative company discussions and debates had happened in Facebook Groups, over email, or in person. Those who had been present at the time had context, but for new employees that information was difficult to find, even if you knew what you were looking for. We wanted to try to package a lot of those stories and ideas in one place to give to all employees.

Queste riflessioni hanno condotto Ben a inventarsi il Facebook Little Red Book, un piccolo libricino destinato solo ed esclusivamente ai dipendenti: in poche pagine vengono condivisi gli episodi, le idee, i valori preziosissimi che hanno permesso a Facebook di diventare il colosso che è oggi. Si tratta di un’idea apparentemente semplice, ma in grado di raccogliere in poche pagine una ricchezza inestimabile: la cultura interna di una delle aziende che stanno cambiando il mondo.

Fra le poche immagini disponibili del libricino, ce ne sono alcune che mi hanno colpita particolarmente.

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18/05/15 Digital marketing Commenta per primo! #

3 principi (sempre validi) per una comunicazione efficace

3 principi (sempre validi) per una comunicazione efficace

“Caro brand, io non ti parlo. Io sono una persona, e sinceramente conversare con le aziende non mi interessa. Se proprio dovessi dirti come la penso, ti direi che dopo tutti questi anni voi marche mi siete pure diventate antipatiche. Mi avete raccontato bugie, mi avete bombardato di messaggi, mi avete urlato nelle orecchie quanto siete brave e belle. Mi avete deluso, stancato, e non potete saltarvene fuori un bel giorno chiedendomi pure di interagire con voi. A meno che…”

Il pensiero che ti ho scritto qui sopra, secondo me, rispecchia oggi il modo di pensare della maggior parte delle persone. È questo ragionamento che rende dannatamente difficile il lavoro di chi si occupa di comunicazione. Ogni volta dobbiamo inventarcene una nuova per farci ascoltare. Ogni singolo giorno dobbiamo studiare, metterci in discussione, e farci venire un colpo di genio per distruggere quella barriera, che qui chiamerò la barriera dell’A meno che.

Credo che, per riuscire a superare questo muro di diffidenza, ci siano alcune leve universali su cui sarà sempre fruttuoso puntare per una comunicazione efficace: la natura umana, purtroppo o per fortuna, è una e una sola. Ciò che cambia, con il tempo e con lo spazio, sono i valori, le tecnologie e la cultura delle persone. Oggi ti propongo una riflessione su questi punti fermi, amici di chi fa il mestiere più bello del mondo: comunicare.

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12/05/15 Digital marketing Commenta per primo! # ,

Cos’è (e cosa non è) l’engagement? Te lo dice la scienza

Cos’è (e cosa non è) l’engagement? Te lo dice la scienza

Di una cosa sono certa: il mondo del lavoro e della consulenza è fatto (anche) di mode. E penso che siamo tutti d’accordo nel constatare che l’engagement sia uno dei temi che è andato più di moda negli ultimi anni: tutti lo cercano, tutti lo vogliono (Figaro qua, Figaro là…), pochi virtuosi lo misurano. In questi anni il tema dell’engagement è esploso, ed è successo per un buon motivo: internet ci ha dato per la prima volta la possibilità di parlare con i brand, e i brand si sono ritrovati catapultati in un mondo diverso, in cui monitorare e incanalare quotidianamente le conversazioni con i propri utenti.

In questo post non ti voglio parlare di queste dinamiche del web, che probabilmente conosci persino meglio di me, ma vorrei riflettere con te su un tema: siamo sicuri di aver capito l’engagement, prima di esserci messi a cercarlo spasmodicamente? Pur rimanendo fermamente convinta del fatto che, sul lavoro, val più la pratica, penso che in questo caso un po’ di sana grammatica non faccia male a nessuno: l’engagement è un concetto astratto e, se non ben compreso, rischia di diventare fumoso (o fuffoso, che dir si voglia).

Per questo desidero condividere con te una definizione di engagement derivante dalla letteratura scientifica, e fare un po’ di chiarezza su cosa è engagement (nel marketing) e cosa non lo è.

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06/05/15 Comunicazione interna Commenta per primo! # ,

Community aziendali: come misurarne l’efficacia?

Community aziendali: come misurarne l’efficacia?

Ho la fortuna di fare un lavoro bellissimo. Studio la comunicazione digitale, la apprendo e cerco di replicarne le logiche di collaborazione e co-creazione all’interno delle aziende. Ciò significa che, sempre più spesso, mi capita di essere community manager di piccoli social network aziendali.

Il mio lavoro non si differenzia molto rispetto a quello che fa un (bravo) social media manager: i principi sono gli stessi. Condividiamo gli obiettivi con il cliente, proponiamo un progetto per raggiungerli, prepariamo un calendario editoriale, produciamo i contenuti e soprattutto ci sforziamo di coinvolgere e fidelizzare il più possibile le persone, per far emergere esigenze, competenze e idee “dal basso”: è bellissimo vedere le “gemme nascoste” lì dove meno te le aspettavi. Ma in tutto questo manca un passaggio: la misurazione. Sì, perché non puoi fare a meno di (pochi ma buoni) numeri quando lavori online, nemmeno se ti occupi principalmente di comunicazione interna.

E quindi, come e cosa misurare?

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