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novembre 13, 2015

Uno spettacolo d’impresa. Terzo (e ultimo) atto: Massimo Marucci

Uno spettacolo d’impresa. Terzo (e ultimo) atto: Massimo Marucci

Siamo giunti alla fine di questo spettacolo in tre atti. È stato un viaggio emozionante, particolare, che spero abbia coinvolto te tanto quanto me. Durante il casting degli attori per questo spettacolo, avevo un’idea ben precisa delle persone che desideravo ospitare: dovevano essere professionisti di settori “tradizionali” che avevano avuto il coraggio di abbracciare le logiche del digitale per innovare il proprio business e per portare risultati concreti alla propria attività.

Ti dico la verità: mi sono imbarcata in quest’esperimento perché ero un po’ stufa di cantarcela e suonarcela fra noi comunicatori. Ci diciamo che il personal branding è importante, che il digitale è il futuro; ma che valore avrebbe tutto questo, se fossimo solo noi professionisti della comunicazione a coglierne le opportunità? Quale potrebbe essere il vero valore aggiunto del nostro mestiere, se fosse compreso solamente da chi fa un lavoro per sua natura già innovativo, già “social”, già digitale?

Insomma, con queste idee in testa, mi sono guardata intorno, e subito ho colto tre futuri attori inconsapevoli che facevano al caso mio: Diego Mulfari, il primo imbianchino 2.0 d’Italia; Nico Caradonna, l’Ottico del Web; e ora Massimo Marucci, il venditore di telefonia aziendale più “social” che c’è. Sono entrata in contatto con Massimo grazie ai social media e lo apprezzo molto per il suo modo di comunicare genuino e autoironico.

Caro lettore, ti chiedo per l’ultima volta un piccolo sforzo: immagina di essere con me in un teatro vuoto, in un luogo perfetto per la riflessione e per l’ascolto. Tac-tac-tac… Li senti? Sono i passi di Massimo che sale sul palco. Ora mi ritiro per godermi lo spettacolo: silenzio, parlano gli attori.

Terzo atto: Massimo Marucci

Quando ho iniziato a fare il venditore era il 1989. Fino al 2011 ho svolto questa attività nel più classico dei modi: visite a freddo, tele-marketing, relazioni personali, passaparola… Ho 10 di porta a porta sulla schiena [nda: questa meriterebbe un applauso da parte del pubblico]. D’altra parte o avevi la fortuna di lavorare per un’azienda che ti dava un certo tipo di supporto, o ti dovevi industriare per tuo conto. Anzi, molto spesso eravamo proprio noi venditori quelli chiamati a fare marketing, incaricati di aprire nuove zone ed esplorare possibilità di business per l’azienda mandante. Che di suo in pratica metteva solo il prodotto/servizio da vendere.

Nel 2011 ho capito che il digitale poteva essere una buona opportunità anche per me. Forse era un po’ tardi per aprire gli occhi: in quegli anni social media e blog erano già una realtà diffusa, ma evidentemente, forse anche per la mia età (non posso certo definirmi un nativo digitale), mi sfuggiva la possibilità di integrare in modo proficuo questi strumenti nella mia attività di commerciale. Ma sono sempre stato un curioso, mi piace leggere e studiare. Ed è proprio grazie al mio costante interrogarmi che sono incappato in persone più illuminate di me, che con loro attività divulgativa mi hanno suggerito nuove strade. Sarei un ingrato se non menzionassi Frank Merenda (il primo a portare in Italia la vendita professionale); Alessio Beltrami, esperto di blog aziendali; Riccardo Scandellari, che non ha bisogno di presentazioni… 

Il mio essere autodidatta, in questo percorso, è stato anche il mio limite. Ho impiegato un anno e mezzo per ottenere risultati costanti da tutta questa attività online. Credevo di poter fare tutto da solo, e ho fatto tutto da solo, ma questo mi ha anche rallentato notevolmente. Ho dovuto superare molte difficoltà tecniche e legate alla strategia di comunicazione. Mi sono dovuto documentare, ho letto decine di libri e ho frequentato corsi ad hoc. Tempo ed energie spese per imparare a come gestire la mia presenza online. E naturalmente non è mai abbastanza, perché è indispensabile restare aggiornati. Ma oggi sono nella condizione di poter guardare al futuro in modo più sereno perché non sento più la pressione di un tempo. Gli articoli del mio blog lavorano per me sempre, costantemente. Anche in questi minuti che sto trascorrendo su questo palco.

Oggi il 70% del mio fatturato, ma forse anche qualcosa di più, arriva grazie al digitale, al blog e ai social network. Le persone che cercano online soluzioni ai loro problemi con la telefonia, mi trovano, mi contattano (la mia chat di Facebook è sempre molto vivace), mi chiedono consigli, suggerimenti, aiuto… E molti di questi che mi scrivono, dopo diventano miei clienti.

Alle imprese consiglio di affidarsi a professionisti seri e capaci, perché gli strumenti digitali offrono grandi opportunità, ma vanno gestiti correttamente. Ogni impresa che si rispetti dovrebbe destinare un budget per le attività online. E queste dovrebbero essere pianificate attentamente, poiché il semplice sito web non è più sufficiente. Bisogna porsi degli obiettivi, pianificare una strategia di comunicazione adeguata e misurare costantemente i risultati. Vedo ancora troppe PMI che si muovono a caso, convinte che basti aprire un account su Twitter per avere la fila di clienti fuori dalla porta.

Lo spettacolo è finito: si torna a conversare

Caro lettore, se stai leggendo queste parole, forse sei stato così tenace da aver resistito per tutti e tre gli atti e hai ascoltato tutti i nostri tre protagonisti. Spero davvero di averti regalato grazie a loro dei momenti di riflessione in questo teatro temporaneo. Ora possiamo alzarci e tornare a conversare: cosa ne pensi di questo esperimento teatrale? Quale delle tre storie ti ha ispirato di più? Raccontamelo con un commento!

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Roberta Migliori

Ciao! Sono Roberta Migliori, consulente di comunicazione e social media specialist in Wingage, società del gruppo GSO Company. Mi occupo principalmente di comunicazione interna e di formazione. Mi piace studiare (forse non sono normale), mangiare la pizza, e PERSINO lavorare.

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